"Fegato Sano – La Guida Essenziale"

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NASH: la steatoepatite non alcolica spiegata in parole semplici​

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di steatoepatite non alcolica, nota anche con l’acronimo NASH. Si tratta di una patologia epatica che può evolvere da una condizione molto diffusa: il fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Ma cosa significa esattamente NASH? È pericolosa? E soprattutto, si può prevenire o trattare? Scopriamo insieme tutto quello che c’è da sapere su questa patologia in modo chiaro e semplice.

Cos’è la NASH?

La NASH (Non-Alcoholic SteatoHepatitis) è una forma avanzata della steatosi epatica non alcolica. Si verifica quando l’accumulo di grasso nel fegato porta a un’infiammazione cronica e al danno cellulare. Questa condizione può evolvere in fibrosi epatica, ovvero la formazione di cicatrici nel fegato, aumentando il rischio di cirrosi e insufficienza epatica.

A differenza delle epatopatie causate dall’alcol, la NASH si sviluppa in soggetti che non fanno un consumo significativo di bevande alcoliche. È una patologia insidiosa, poiché nelle fasi iniziali spesso non provoca sintomi evidenti.

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

La NASH non ha una causa unica, ma è spesso associata a diversi fattori di rischio, tra cui:

  • Obesità e sovrappeso: il grasso in eccesso, soprattutto quello viscerale, favorisce l’infiammazione epatica.
  • Resistenza insulinica e diabete di tipo 2: lo squilibrio del metabolismo degli zuccheri contribuisce all’accumulo di grassi nel fegato.
  • Dislipidemia: livelli elevati di trigliceridi e colesterolo sono correlati alla progressione della NASH.
  • Dieta sbilanciata: un’alimentazione ricca di zuccheri raffinati, grassi saturi e cibi ultra-processati aumenta il rischio di sviluppare la malattia.
  • Sedentarietà: la mancanza di attività fisica è uno dei principali fattori che contribuiscono all’accumulo di grasso nel fegato.
  • Fattori genetici: alcune persone sono più predisposte a sviluppare la NASH a causa del loro patrimonio genetico.

Come si diagnostica la NASH?

Poiché nelle prime fasi la NASH non causa sintomi evidenti, viene spesso scoperta per caso durante esami di routine. Alcuni esami utili per la diagnosi includono:

  • Esami del sangue: livelli elevati di enzimi epatici (ALT, AST) possono indicare un’infiammazione del fegato.
  • Ecografia addominale: utile per rilevare la presenza di grasso nel fegato.
  • Fibroscan: un test non invasivo che misura la rigidità del fegato, utile per valutare la presenza di fibrosi.
  • Biopsia epatica: nei casi dubbi, si può prelevare un campione di tessuto epatico per una valutazione più accurata.

Quali sono i sintomi della NASH?

La maggior parte delle persone con NASH non presenta sintomi specifici nelle fasi iniziali. Tuttavia, quando la malattia progredisce, possono comparire:

  • Stanchezza e debolezza generale
  • Dolore o fastidio nella parte destra dell’addome
  • Perdita di appetito
  • Ittero (colorazione gialla della pelle e degli occhi, nei casi più avanzati)

La NASH è curabile?

Attualmente non esiste una terapia farmacologica specifica in Europa ma nel 2024, in America, l’FDA ha approvato l’uso di un farmaco, Resmetiron, per il trattamento della NASH. Comunque, la buona notizia è che lo stile di vita può fare la differenza. Numerosi studi dimostrano che adottare abitudini sane può ridurre l’infiammazione epatica e, in alcuni casi, invertire i danni.

Come prevenire e gestire la NASH

  1. Perdita di peso graduale: perdere il 5-10% del peso corporeo può ridurre significativamente il grasso epatico e migliorare la funzionalità del fegato.
  2. Dieta equilibrata: privilegiare alimenti ricchi di fibre, proteine magre e grassi sani. La dieta mediterranea si è dimostrata particolarmente efficace nel ridurre l’infiammazione epatica.
  3. Attività fisica regolare: almeno 150 minuti di esercizio moderato a settimana aiutano a migliorare la sensibilità insulinica e ridurre il grasso epatico.
  4. Controllo del diabete e del colesterolo: mantenere glicemia e lipidi sotto controllo riduce il rischio di progressione della malattia.
  5. Limitare zuccheri e bevande alcoliche: il consumo eccessivo di zuccheri raffinati e alcol accelera il danno epatico.
  6. Monitorare la salute epatica: controlli regolari con il medico possono aiutare a prevenire la progressione della malattia.

Conclusione

La NASH è una patologia epatica sempre più diffusa, spesso legata a stili di vita poco salutari. La buona notizia è che, modificando le proprie abitudini alimentari e adottando un approccio più attivo, è possibile prevenire e persino ridurre i danni epatici. Conoscere i fattori di rischio e intervenire precocemente è fondamentale per proteggere il fegato e mantenere un benessere duraturo.

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